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Mostrina
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La mwcqmostrinacite-ref-1[1] è un contrassegno colorato, realizzato in stoffa o metallo, portato sulle uniformi militari e dei corpi di polizia.

Ha la funzione di distintivo caratterizzante l'appartenenza del soggetto a un certo reparto, specialità o mwdwforza armata; generalmente sono portate appuntate o cucite sul bavero o sui risvolti delle maniche della divisa. Le mostrine propriamente dette sono di forma rettangolare, mentre se di forma a uno o più punte vengono definite "fiamme" e se di forma a striscia chiusa a cappio "mweaalamari".

L'insieme delle mostrine portate sulla divisa è detto mwegmostreggiaturacite-ref-2[2].

Contents

Storia
Note

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Storia

Le mostreggiature traggono origine dalla consuetudine mwggfeudale di contraddistinguere la mwgwlivrea o mwhadivisa dei propri armigeri con delle combinazioni di colori tipiche del signore che armava il reparto stesso. Con l'affermarsi dello mwhqstato moderno gli abiti multicolori delle non sempre affidabili truppe dei mwhgvassalli, vengono sostituiti con le uniformi, via via sempre più standardizzate nella foggia e nel colore, dell'esercito dello stato.

Poiché molti reggimenti erano armati a spese dei mwiacolonnelli che li comandavano e, comunque, per distinguere facilmente i reparti, furono mantenuti dei colori distintivi, di solito sulle spalline, i baveri, le patte delle tasche e i risvolti delle maniche, il cui abbinamento permetteva di distinguere un reparto dall'altro. Con l'evoluzione della foggia delle uniformi tali distinzioni furono via via sempre più ridotte, assumendo la denominazione di specchietti, asole, mostre e mostrine.

Forze armate austriache

Nelle forze armate austriache l'uso delle mostrine, dette mwiwParoli, risale al Settecento, quando distinguevano i reggimenti di carabinieri da quelli di corazzieri, identici per armamento. I mwjaParoli hanno un bottone vicino al margine esterno (o superiore, nel caso di giubba aperta con risvolti).

Forze armate e di polizia italiane

L'odierna mostrina dell'mwjwEsercito italiano consiste in un distintivo metallico di forma e colore codificati, che viene portato in paio al bavero dell'uniforme. Vanno ricordate anche le mostrine del mwkqReggimento San Marco (mwkgMarina Militare) e le fiamme della mwkwGuardia di Finanza. I mwlaCarabinieri e i mwlqcorpi di polizia civili portano mwlgalamari intonati al bottone su una mostra del colore distintivo, che per mwlwufficiali o funzionari è un ricamo piuttosto elaborato.

Esercito Italiano

Nell'mwmgOttocento presero a definirsi quattro tipi principali di questo distintivo:

1. le mostrine vere e proprie, che appartenevano ai reggimenti di mwnqFanteria;
2. le fiamme, bicuspidate per i reparti di fanteria leggera e tricuspidate per i reparti di Cavalleria·
3. le fiamme a una punta, comunemente dette «pipe» per la forma, per i servizi quali l'mwoaArtiglieria, il mwoqGenio, la mwogSanità;
4. gli alamari, di forma più elaborata, propri di mwpaCarabinieri e mwpqGranatieri di Sardegna e degli ufficiali in servizio allo mwpgStato maggiore.

A partire dal 1973 sopravvivono, in forma ulteriormente ridotta, come piccoli distintivi metallici, apposti sui baveri delle uniformi ordinarie. Per quei reggimenti di cavalleria che avevano il bavero interamente colorato hanno preso la forma di fiamme a tre punte fin dal 1934 (riforma mwqaBaistrocchi). Il fondo di colore diverso cui è sovrapposta una fiamma (per esempio per contraddistinguere i servizî in forza a un reparto o a una specialità particolare) prende il nome di mwqqsottopanno: si parla di fiamma mwqgsottopannata.

Forze armate del Regno unito

Le prime mostrine sulle uniformi dell'mwrqesercito britannico furono introdotte in India nel 1887, solo per gli mwrgufficiali e rimasero in uso, con colori che indicavano l'arma di appartenenza, fino al 1921. Da allora sono indossate solo da colonnelli e generali.

Le mostrine sono anche un distintivo caratteristico degli mwsaallievi ufficiali dell'esercito, dell'mwsqaeronautica e della mwsgmarina.

Forze armate tedesche

Nel corso della mwtqprima guerra mondiale i colori distintivi precedentemente usati vennero ridotti a filettature in poche parti dell'uniforme. Nel 1921 furono regolamentate le uniformi della mwtgReichswehr, coll'introduzione di mostrine nei colori assegnati alle diverse armi, ciascuna con due alamari affiancati (che ricordavano quelli precedentemente portati al bavero da pochi reggimenti, in particolare della guardia). Questi colori, detti mwtwWaffenfarben (con poche modifiche nel 1937) vennero mantenuti dalla mwuaWehrmacht fino al termine della mwuqseconda guerra mondiale.

La mwuwLuftwaffe, costituita nel 1935, adottò mostrine di forma più tozza, con varî ornamenti, per lo più ali spiegate, al posto degli alamari.

Le mwvqforze armate della mwvgRepubblica democratica tedesca, che adottarono uniformi molto legate alla tradizione, mantennero le mostrine con colori modificati. In particolare quelle dell'mwvwaeronautica diventarono uniformemente celesti, mentre l'mwwaesercito manteneva gli alamari (inizialmente portati anche sulle maniche) e le mwwqtruppe di frontiera adottarono il colore verde.

Bundeswehr

Nelle mwxaForze armate federali tedesche, l'esercito fin dalla sua costituzione nel 1955 ha reintrodotto le mostrine nei colori delle varie armi, coi caratteristici doppi alamari. I mwxqgenerali dell'esercito e dell'aeronautica hanno mantenuto il ricamo tradizionale. L'mwxgaeronautica (eccezion fatta per lo stato maggiore) ha mostrine gialle con ali spiegate sovrapposte a un mwxwserto.

Note

cite-note-11. mwzgmwzwtreccani.it, mwaahttps://www.treccani.it/vocabolario/mostrina/mwaq Titolo mancante per url mwagurl (aiuto).
cite-note-22. Riccardo Busetto, mwcaDizionario Militare, Zanichelli, 2004, p. 573. ISBN 88-08-08937-1.

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